Caritas in Veritate
agosto 15, 2009
Non ho certo la vocazione né una qualche competenza per un ‘esegesi della recentissima Caritas in Veritate quando si riferisce al mercato . Ma penso che una particolare attenzione – al di là delle forti sollecitazioni ad una più equa distribuzione delle risorse, a prendere le distanze da una cultura dell’eccesso – vada posta su un passo molto importante la cui interpretazione mi sembra sfuggire ai più. Quando si afferma che “acquistare è anche un atto morale, oltre che economico. C’è dunque una precisa responsabilità sociale del consumatore”. Cosa significa? A mio modo di vedere Benedetto XVI coglie con molta acutezza una delle tendenze del consumo, ma anche dei risvolti della cd nuova sovranità del consumatore, più attuali e più innovativi.
Sovranità del consumatore è una locuzione che ricorre con fastidiosa insistenza in tutta la letteratura sul consumo. Dall’economia classica sino ai giorni nostri. Di questa sovranità per il vero, al di là di una stucchevole ed interessata retorica, ve ne sono sempre state scarse evidenze. Ma è proprio su questo fronte che l’evoluzione degli atteggiamenti, comportamenti, valori del consumatore presenta le maggiori novità e si colora di attualità. Perché, se vogliamo perseguire nella retorica del “consumer is a king” , la figura che va prendendo consistenza è di un sovrano illuminato, democratico che non pensa soltanto a come aumentare il suo potere. Non è un dato da poco considerando che i comportamenti di consumo si sono tradizionalmente espressi all’insegna del disimpegno, la ricerca di massimizzazione del proprio personale tornaconto. Un consumer empowerment quindi di chi non ritiene di avere soltanto dei diritti ma è anche consapevole, è una recente acquisizione, di avere doveri e responsabilità. A questi credo che il Papa teologo abbia fatto riferimento.
Doveri verso se stesso. Perché il nuovo consumatore va iniziando a prendere coscienza di ciò che le ricerche segnalano da tempo : che il costante arricchimento della propria dotazione di consumo, che pure ha certamente contribuito ad elevare i suoi standard di vita, non si traduce adesso, necessariamente, in un miglioramento della propria qualità della vita. Anzi cominciano ad esservi numerose evidenze di una relazione negativa.
Doveri verso gli altri. Perché una continua tensione al consumo significa sottrazione di tempo e di attenzione ad un sistema di relazioni cruciale per la propria vita affettiva. Doveri etici e sociali. L’economia del dono – a cui si fa esplicito riferimento nella Caritas in Veritate – assume nuove trasparenze con l’affermarsi di una economia della gratuità e della condivisione tanto presente nel mondo Web. L’attenzione al Fair Trade non è più soltanto un fenomeno di nicchia. Si è inoltre acquisita contezza che molte delle proposte del mercato convenzionalmente chiamate beni in realtà non sono affatto tali. Perché, anche se soddisfano bisogni reali, possono comunque generare imprevedibili interdipendenze e conseguenze, effetti sociali e ambientali perniciosi nell’immediato o nel lungo periodo.
Un sovrano illuminato quindi : che intende sì far valere sino in fondo i propri diritti e il proprio potere ma che ritiene anche di non doversi sottrarre a nuove responsabilità e attribuire un significato critico alla sue scelte. Come quello di premiare prodotti e marche sostenibili, eticamente qualificate e di penalizzare invece, anche mediante un attivo passaparola a cui la Rete fornisce un gigantesco effetto diapason, quelle che contraddicono queste richieste.
Articolo di Giampaolo Fabris – Università San Raffaele Milano
