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	<title>PietroAlfiero's Weblog</title>
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		<title>PietroAlfiero's Weblog</title>
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		<title>Il fotovoltaico dimenticato spinge all&#8217;estero le imprese</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 07:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroalfiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Laura La Posta La crisi non ha fermato il boom del fotovoltaico in Italia, le elezioni sì. Peccato, perchè la domanda di green business cresce, soprattutto nelle città, come riportato dal Rapporto Sviluppo sostenibile in edicola nel Sole 24 lunedi&#8217; 22 marzo. Ma che sta succedendo all&#8217;energia solare italiana? Spinti dagli incentivi statali del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroalfiero.wordpress.com&amp;blog=4081336&amp;post=70&amp;subd=pietroalfiero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table class="boxArticle">
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<h3 class="firmaAutore">di Laura La Posta</h3>
</td>
</tr>
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</tr>
<tr>
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</tr>
<tr>
<td class="headArticle"></td>
</tr>
<tr>
<td>
<div class="ArticleDx"> <img src="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ARCH_Immagini/dossier/Economia%20e%20Lavoro/risparmio-energetico/fotovoltaico-olycom240x154.jpg?uuid=7be95340-3500-11df-8f26-11e537da496b" alt="Il fotovoltaico dimenticato spinge all'estero le imprese (Olycom)" width="240" /></div>
<div id="bodyArticle" class="bodyArticle" style="padding-left:0!important;">
<p style="padding-bottom:10px;font-family:Arial;font-size:14px;color:rgb(123,123,123);line-height:18px;"></p>
<p class="articoloDossier">La crisi non ha fermato il boom del  fotovoltaico in Italia, le elezioni sì. Peccato, perchè la domanda di  green business cresce, soprattutto nelle città, come riportato dal  Rapporto Sviluppo sostenibile in edicola nel Sole 24 lunedi&#8217; 22 marzo.</p>
<p>Ma che sta succedendo all&#8217;energia solare italiana? Spinti dagli  incentivi statali del <a class="tab_art" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/risparmio-energetico/normativa/abc-fotovoltaico-conto-energia.shtml?uuid=105371f2-72f9-11de-8e91-a57e421b143c&amp;DocRulesView=Libero&amp;fromSearch">Conto energia</a>, gli investimenti privati si sono moltiplicati nel periodo  peggiore della crisi, arrivando a creare un&#8217;industria da 2,5 miliardi di euro di fatturato, 23mila addetti e oltre un gigaWatt di potenza  installata (+37% sul 2008). Lo stallo politico creatosi per le imminenti elezioni regionali, invece, e la successiva classica pausa di  assestamento istituzionale, rischiano di fermare gli investimenti. Là  dove la crisi non ha colpito, l&#8217;inerzia della politica sta per picchiare duro. Perchè le banche non stanno più erogando finanziamenti agli  eco-imprenditori, a sostegno dei nuovi investimenti. </p>
<p>Tutto è fermo, in attesa del varo del nuovo Conto energia 2011 da  parte della Conferenza unificata Stato-Regioni. La riunione è già stata  indetta <a class="tab_art" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/risparmio-energetico/normativa/fotovoltaico-incenitvi-rinvio.shtml?uuid=e6ae18f4-216a-11df-9577-f5c6c14bceee&amp;DocRulesView=Libero&amp;fromSearch">e poi annullata due volte </a>e ormai si dispera che il provvedimento  possa terminare l&#8217;iter prima delle elezioni. Intanto, rubinetti del  credito chiusi, mentre il tempo passa inesorabile e si avvicina luglio,  mese per il quale il Gse prevede il raggiungimento della fatidica soglia degli 1.200 Mw installati, che fanno segnare lo stop agli incentivi  statali (con una franchigia di 14 mesi per gli investimenti programmati  in tempo). </p>
<p>Non solo. Il nuovo Conto energia sarà decisamente meno conveniente  dei precedenti, a causa del taglio annunciato degli incentivi, che  l&#8217;industria aveva auspicato non maggiore del 4% e che il governo aveva  inizialmente sbandierato del 25%, <a class="tab_art" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/risparmio-energetico/normativa/bozza-conto-energia-fotovoltaico.shtml?uuid=66cd61fa-1bdc-11df-b68a-7f42509e5788&amp;DocRulesView=Libero&amp;fromSearch">salvo poi recepire </a>(fin qui) la richiesta di graduare i tagli in base a  scaloni di potenza e temporali complessi ma accettabili da parte degli  operatori (che beneficiano anche della progressiva discesa del costo dei pannelli solari). <br />Imprenditori e lavoratori del settore sudano  freddo. Non è chiaro quanti dei 20mila posti di lavoro siano a rischio,  ma di fatto sono congelate le tremila nuove assunzioni previste con un  nuovo Conto energia favorevole al settore (fonte Università di Padova).</p>
<p>Se a questo si aggiungono le crescenti difficoltà causate dagli  infiniti iter burocratici per autorizzazioni e immissione in rete  dell&#8217;energia prodotta e le mosse scomposte di alcune regioni, ecco che  la misura per gli operatori sta diventando davvero colma. Basti pensare  alla fuga in avanti della regione Sardegna, che ha appena annunciato la  creazione di un&#8217;agenzia ad hoc che si occuperà in toto della  realizzazione e della gestione delle nuove centrali verdi. Non è bastata la lezione del crollo del dirigismo statale con i pomodori pelati  pubblici degli anni 70: ora è in arrivo un dirigismo regionale  velleitario che intende commissariare il libero mercato? Le associazioni del fotovoltaico sono insorte, Aper, Assosolare e Gifi-Anie in primis, e la pressione è forte perchè questa misura venga accantonata. </p>
<p>Tutti questi nodi rischiano di strangolare nella culla la nascente  green industry italiana, ammirata dagli operatori stranieri (nel  silenzio generale della maggior parte degli opinion leader e di molti  fra i maggiori media). Così, si moltiplicano le voci di imprenditori che minacciano di andar via dall&#8217;Italia e di costruire centrali  fotovoltaiche all&#8217;estero. In una nota, Assosolare fa i primi nomi: <span id="U2102420668370iGH" style="font-weight:bold;">Alberto Dalla Rosa</span>, di Amplio Solar, («il 15 marzo era la data limite del nostro piano  industriale, ora consideriamo la riallocazione dei nostri investimenti  su altri settori e paesi»); <span id="U2102420668370hpF" style="font-weight:bold;">Luca Pantieri</span>, di Fase Engineering  («si stanno mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro»);<span id="U2102420668370g0H" style="font-weight:bold;"> Achille Gorlani</span>, di Elettropiemme, («investimenti fermi»).</p>
<p>Più esplicito <span id="U21024206683709WF" style="font-weight:bold;">Michele Appendino</span>, in visita al Master in management  dell&#8217;energia del Gruppo 24 Ore. Il venture capitalist diventato uno dei  principali imprenditori del fotovoltaico, con la sua Solar Ventures,  annuncia: «se continua così, fra ritardi e intoppi burocratici (alcuni  dei quali creati ad arte per favorire alcuni operatori a scapito di  altri), cointinuerò ad espandermi prevalentemente all&#8217;estero; già adesso siamo in Giordania e stiamo penetrando in India. Qui è umiliante dover  lavorare a colpi di esposti, ringraziando l&#8217;efficienza dei Tribunali  amministrativi regionali». Appendino mostra amarezza per le mosse e I  ritardi della regione Sardegna: «avevo pianificato investimenti lì, ma  credo che mi converrà ripiegare altrove. Peccato. Ero rientrato in  Italia con entusiasmo, dopo tanti anni all&#8217;estero».</p>
<p>Eppure, basterebbe poco per scrivere un happy end nella favola  dell&#8217;Italia, cenerentola del fotovoltaico e ora quasi principessa  europea. Il nostro paese è al secondo posto nella classifica  dell&#8217;energia solare prodotta in Europa, alle spalle della Germania. Ha  gli incentivi piu&#8217; generosi del mondo, che coprono l&#8217;80% dei ricavi per  20 anni e che generano un ritorno sull&#8217;investimento dal 12 al 20%, a  seconda delle condizioni e delle tipologie di installazione. Così, in un nuovo report, il nostro paese è nella top 5 mondiale degli Eldorado  dell&#8217;investimento solare, avanti a Cina e Stati Uniti. </p>
<p class="articoloDossier">Molti operatori stranieri sono calati in massa in italia (e altrettanti  italiani si sono lanciati nell&#8217;impresa di cospargere di pannelli solari  tetti soprattutto, ma anche terreni), portando il numero degli impianti  certificati dal Gestore servizi elettrici (Gse) a quota 70mila circa  (tra impianti domestici e centrali). Notevoli, inoltre, i benefici per  l&#8217;ambiente: secondo il Gse, infatti, con il fotovoltaico si evita la  produzione di 875mila tonnellate di CO2 e si riduce il consumo di  combustibili fossili di 0,23 milioni di tonnellate equivalenti di  petrolio.</p>
<p>Senza dubbio, la green economy è fra i pochi settori che non ha  patito la crisi economica. La speranza è che non debba patire troppo da  ritardi della politica, incentivi ridotti e neo-dirigismi locali. </p>
</div>
</td>
</tr>
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		<title>Caritas in Veritate</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Aug 2009 18:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroalfiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Non ho certo la vocazione né una qualche competenza per un ‘esegesi della recentissima Caritas in Veritate quando si riferisce al mercato . Ma penso che una particolare attenzione &#8211; al di là delle forti sollecitazioni ad una più equa distribuzione delle risorse, a prendere le distanze da una cultura dell’eccesso &#8211;  vada posta su [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroalfiero.wordpress.com&amp;blog=4081336&amp;post=67&amp;subd=pietroalfiero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.societingblog.com/wp-content/uploads/2009/07/enciclica5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-554" title="enciclica5" src="http://www.societingblog.com/wp-content/uploads/2009/07/enciclica5-277x300.jpg" alt="" width="277" height="300" /></a>Non ho certo la vocazione né una qualche competenza per un ‘esegesi della recentissima <em>Caritas in Veritate</em> quando si riferisce al mercato . Ma penso che una particolare attenzione &#8211; al di là delle forti sollecitazioni ad una più equa distribuzione delle risorse, a prendere le distanze da una cultura dell’eccesso &#8211;  vada posta su un passo molto importante la cui interpretazione mi sembra sfuggire ai più. Quando si afferma che “acquistare è anche un atto morale, oltre che economico. C’è dunque una precisa responsabilità sociale del consumatore”. Cosa significa? A mio modo di vedere Benedetto XVI coglie con molta acutezza una delle tendenze del consumo, ma anche dei risvolti della cd nuova sovranità del consumatore, più attuali e più innovativi.</p>
<p>Sovranità del consumatore è una locuzione che ricorre con fastidiosa insistenza in tutta la letteratura sul consumo. Dall’economia classica sino ai giorni nostri. Di questa sovranità per il vero, al di là di una stucchevole ed interessata retorica, ve ne sono sempre state scarse evidenze. Ma è proprio su questo fronte che l’evoluzione degli atteggiamenti, comportamenti, valori del consumatore presenta le maggiori novità e si colora di attualità. Perché, se vogliamo perseguire nella retorica del “consumer is a king” , la figura che va prendendo consistenza è di un <em>sovrano illuminato, democratico</em> che non pensa soltanto a come aumentare il suo potere. Non è un dato da poco considerando che i comportamenti di  consumo si sono tradizionalmente espressi all’insegna del disimpegno, la ricerca di massimizzazione del proprio  personale tornaconto. Un consumer empowerment quindi di chi non ritiene di avere soltanto dei diritti  ma è anche consapevole, è una recente acquisizione, di avere  <em>doveri e  responsabilità</em>. A questi credo che il Papa teologo abbia fatto riferimento.</p>
<p>Doveri verso se stesso. Perché il nuovo consumatore va iniziando a prendere coscienza di ciò che le ricerche segnalano da tempo : che il costante arricchimento della propria dotazione di consumo, che pure ha certamente contribuito ad elevare i suoi standard di vita, non si traduce adesso, necessariamente, in un miglioramento della propria qualità della vita. Anzi cominciano ad esservi numerose evidenze di una relazione negativa.</p>
<p>Doveri verso gli altri. Perché una continua tensione al consumo significa sottrazione di tempo e di attenzione ad un sistema di relazioni cruciale per la propria vita affettiva. Doveri etici e sociali. L’economia del dono &#8211; a cui si fa esplicito riferimento nella <em>Caritas in Veritate</em> &#8211; assume nuove trasparenze con l’affermarsi di una economia della gratuità e della condivisione tanto presente nel mondo Web. L’attenzione al Fair Trade non è più soltanto un fenomeno di nicchia. Si è inoltre acquisita contezza che molte delle proposte del mercato convenzionalmente chiamate beni in realtà non  sono affatto tali. Perché, anche se soddisfano bisogni reali, possono comunque generare imprevedibili interdipendenze e conseguenze, effetti sociali e ambientali perniciosi nell’immediato o nel lungo periodo.</p>
<p>Un sovrano illuminato quindi : che intende sì far valere sino in fondo i propri diritti e il proprio potere ma che ritiene anche di non doversi sottrarre a nuove responsabilità e attribuire un significato critico alla sue scelte. Come quello di premiare prodotti e marche sostenibili, eticamente qualificate e di penalizzare invece, anche mediante un attivo passaparola a cui la Rete fornisce un gigantesco effetto diapason, quelle  che contraddicono queste richieste.</p>
<p><em>Articolo di Giampaolo Fabris &#8211; Università San Raffaele Milano</em></p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=40571f39-7ad1-8ec4-96c3-e687c3445ab8" alt="" /></div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pietroalfiero.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pietroalfiero.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pietroalfiero.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pietroalfiero.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pietroalfiero.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pietroalfiero.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pietroalfiero.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pietroalfiero.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pietroalfiero.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pietroalfiero.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pietroalfiero.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pietroalfiero.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pietroalfiero.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pietroalfiero.wordpress.com/67/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroalfiero.wordpress.com&amp;blog=4081336&amp;post=67&amp;subd=pietroalfiero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">enciclica5</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Cultura per l’infanzia: tutt’altro che un gioco</title>
		<link>http://pietroalfiero.wordpress.com/2009/05/29/cultura-per-l%e2%80%99infanzia-tutt%e2%80%99altro-che-un-gioco/</link>
		<comments>http://pietroalfiero.wordpress.com/2009/05/29/cultura-per-l%e2%80%99infanzia-tutt%e2%80%99altro-che-un-gioco/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 May 2009 14:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroalfiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Pare esistere una propensione a credere, da parte di alcuni colleghi comunicatori di altri settori, che chi opera nel segmento bambini faccia un lavoro semplice, forse per l’errata convinzione che “ai bambini va bene tutto”. Ebbene le cose non stanno esattamente così: si tratta di un pubblico da conquistare estremamente esigente, in un mercato – [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroalfiero.wordpress.com&amp;blog=4081336&amp;post=65&amp;subd=pietroalfiero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pare esistere una propensione a credere, da parte di alcuni<br />
colleghi comunicatori di altri settori, che chi opera nel segmento<br />
bambini faccia un lavoro semplice, forse per l’errata convinzione che<br />
“ai bambini va bene tutto”. Ebbene le cose non stanno esattamente così:<br />
si tratta di un pubblico da conquistare estremamente esigente, in un<br />
mercato – quello in crescita dell’edutainment – che si evolve<br />
rapidamente e spesso su livelli di qualità. Alessandra Grasso ci<br />
racconta la sua esperienza professionale in uno <em>science centre.</p>
<p></em></strong>
<p><em>di <a href="http://www.ferpi.it/ferpinet/users/alessandra845/dashboard">Alessandra Grasso</a></em></p>
<p>La pratica delle relazioni pubbliche in un <em>science centre</em>,<br />
realtà ancora poco sviluppata nel nostro Paese perchè di concezione<br />
pragmaticamente anglofona, permette di lavorare intensamente sul<br />
concetto democratico di <strong>“scienza per tutti”</strong>.</p>
<p>Luoghi come <em>La città della scienza</em> di Napoli, <em>l’Immaginario scientifico</em> di Trieste e <em>La città dei bambini e dei ragazzi</em><br />
di Genova – tanto per fare alcuni esempi italiani – si connotano per la<br />
loro capacità di attirare folle di adulti e bambini, in controtendenza<br />
rispetto alla media dei musei civici, per fare esperienze ludiche, che<br />
consentano ai partecipanti di scoprire ed imparare, trascorrendo un <strong>tempo di qualità assieme</strong>.</p>
<p>La chiave del successo di questi <em>musei interattivi</em><br />
è la possibilità di “toccare con mano” i segreti della scienza, quelli<br />
stessi che a scuola sono spesso motivo di grattacapo per molti dalle<br />
inclinazioni letterarie!</p>
<p>Al di là dell’apprezzabile lavoro<br />
degli uffici stampa, costretti spesso a combattere con la<br />
banalizzazione a cui sono soggette le attività per bambini, la<br />
professione di relatore pubblico permette di maturare una <strong>rete di contatti</strong> di pregio con i numerosi <strong>stakeholder</strong> che i cosiddetti “hands-on” vantano; così come di sperimentare azioni discendenti dal concetto di <strong>responsabilità sociale d’impresa</strong>,<br />
che può declinarsi nel favorire le imprese a compiere attività<br />
culturali a favore della comunità territoriale a cui il centro<br />
afferisce, da coniugare con le imprescindibili istanze di gestione<br />
commerciale e di sostenibilità economica dello stesso.</p>
<p>Le<br />
aziende private in questa ottica possono fare molto per permettere lo<br />
sviluppo dei servizi aggiuntivi del sito, non solo con un contributo<br />
economico, ma anche facendosi portatori di un <strong>sapere tecnico</strong>,<br />
utile alla divulgazione. Il science centre, dal canto suo, può essere<br />
la vetrina che consente all’impresa privata di mostrare ad un pubblico<br />
allargato il suo impegno responsabile. <br />
E’ ovvio che vista la delicata <strong>missione</strong><br />
del centro nei confronti delle nuove generazioni, le relazioni esterne<br />
e il marketing hanno la responsabilità di attivare azioni sinergiche<br />
che medino tra i bisogni del cliente-sponsor e quelli di sostenibilità<br />
del centro. La <strong>didattica</strong> e l’animazione diventano così un ottimo strumento di valorizzazione di questo connubio.</p>
<p>La doppia anima <strong>sociale-educativa</strong> e <strong>turistico-commerciale</strong><br />
consente a chi vi opera di dialogare a vari livelli con servizi<br />
sociali, scuola e terzo settore, da un lato, e partner privati<br />
provenienti da vari mondi per l’attrattività del sito, dall’altro. <br />
Ciò presuppone un <strong>lavoro di squadra</strong> articolato e una gestione aziendale operativa dove la comunicazione interna ha un ruolo importante.</p>
<p>La<br />
promozione e le relazioni pubbliche in continuo fermento si sviluppano<br />
sul territorio locale e nazionale per assicurare la vita di un prodotto<br />
cultural-turistico alla continua ricerca di novità, per rappresentare<br />
al meglio il dinamismo della società in cui è immerso. E’ chiaro che<br />
comunicare e promuovere luoghi insoliti e affascinanti come questi non<br />
può ridursi al mero acquisto di spazi pubblicitari da parte del<br />
gestore, perchè uno spot non basta a descriverli nella loro interezza,<br />
vista la quantità di settori che coprono e pubblici di riferimento con<br />
cui dialogano.</p>
<p>La sperimentazione più interessante è il mestiere <strong>divulgativo</strong><br />
nell’accezione più allargata, che ha lo scopo di rendere un concetto<br />
complesso in uno stimolo comprensibile e divertente per bambini e<br />
perciò <strong>accessibile a tutti</strong>, adulti compresi.</p>
<p>Questo<br />
impegno si traduce quotidianamente nella realizzazione da parte di uno<br />
staff con diverse funzioni nell’animazione scientifica per scuola e<br />
famiglia, nell’organizzazione di eventi, nelle collaborazioni con<br />
l’Università (Scienza della Formazione, Architettura, dipartimenti<br />
scientifici) e dello sviluppo del percorso espositivo. A questo<br />
proposito, negli ultimi anni, ci si è cimentati sia nella comunicazione<br />
spaziale – per parlare su due livelli a bambini e adulti – che nella<br />
progettazione di nuovi exhibit per l’intrattenimento educativo del<br />
pubblico in visita. Per questi obiettivi, è fondamentale intrecciare<br />
competenze diverse che hanno a che fare indiscutibilmente, tecnicismi a<br />
parte, con la <strong>comunicazione</strong>.</p>
<p>Così, a fine giornata rimane poco tempo per giocare!</p>
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<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pietroalfiero.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pietroalfiero.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pietroalfiero.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pietroalfiero.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pietroalfiero.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pietroalfiero.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pietroalfiero.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pietroalfiero.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pietroalfiero.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pietroalfiero.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pietroalfiero.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pietroalfiero.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pietroalfiero.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pietroalfiero.wordpress.com/65/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroalfiero.wordpress.com&amp;blog=4081336&amp;post=65&amp;subd=pietroalfiero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>“Liberaci dai sondaggi”</title>
		<link>http://pietroalfiero.wordpress.com/2008/10/28/%e2%80%9cliberaci-dai-sondaggi%e2%80%9d/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Oct 2008 07:28:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroalfiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Permettemi di disturbare per un attimo, dopo giorni e giorni in cui ci siamo interrogati su quanto Ciarrapico era più fascista di Storace, meno della Mussolini e più della Santanchè, uno che di comunicazione persuasiva ci capiva &#8230;eccome. Stiamo parlando di tale Adolf Hitler che sul &#8220;Mein Kampf&#8221;, a proposito di manipolazione della gente, della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroalfiero.wordpress.com&amp;blog=4081336&amp;post=63&amp;subd=pietroalfiero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Permettemi di disturbare per un attimo, dopo giorni e giorni in cui ci siamo interrogati su quanto Ciarrapico era più fascista di Storace, meno della Mussolini e più della Santanchè, uno che di comunicazione persuasiva ci capiva &#8230;eccome. Stiamo parlando di tale Adolf Hitler che sul &#8220;Mein Kampf&#8221;, a proposito di manipolazione della gente, della stupidità delle masse, dello sfruttamento dell&#8217;onda emotiva scriveva: &#8221; la prima condizione che deve essere perseguita in ogni tipo di propaganda è una sistematica unidirezionalità. La propaganda non deve investigare la verità con obiettività&#8230;deve presentare solo quell&#8217;aspetto della verità che è favorevole alla propria visione&#8221;.</p>
<p>Giusto per essere espliciti, perché secondo voi c&#8217;è questa percentuale incredibile di indecisi? La risposta è semplice: ogni giorno i due leader dei maggiori partiti, Silvio Berlusconi del Popolo della Libertà, e Walter Veltroni del Partito Democratico ci sottopongono ad un giochetto incredibile sui numeri. Il primo dice personalmente o fa dire al suo portavoce Bonaiuti che c&#8217;è un margine consolidato di distacco del 10%. Il secondo parla di pareggio al Senato e di riavvicinamento con il suo competitor.</p>
<p>In modo diverso era la stessa tecnica utilizzata dal Cavalier Silvio nel 2006 quando riuscì a colmare un vuoto incredibile tra lui e Prodi. E lo fece in pochi mesi e con grandissima capacità comunicativa e con un solido impianto di marketing elettorale.</p>
<p>Ha ragione uno dei padri del sondaggismo in Italia, Nicola Piepoli, quando afferma che la campagna elettorale che stiamo vivendo è davvero noiosa. Perchè con la sciagurata legge elettorale che ci ritroviamo si sa chi è già deputato e chi invece non lo sarà. Idem per i senatori. E quindi per un motivo o per un altro nessuno corre se non i leader dei piccoli partiti che devono rincorrere spazi e visibilità rispetto ai leader dei due partiti più grossi.</p>
<p>Fino al 1996 in molti commettevano l&#8217;errore &#8211; ed in particolare politici e media &#8211; di ritenere i sondaggi capaci di avere una qualche funzione predittiva del futuro. Ed è lunga la serie di abbagli presi da politici e mass media nella predizione dei risultati elettorali sulla base di sondaggi sulle intenzioni di voto in campagna elettorale. Usando le parole di importanti studiosi, i sondaggi dovevano essere intesi quali termometri dell&#8217;opinione pubblica e non pensati come sfere di cristallo per leggere il futuro, pena scoprire scarti davvero determinanti tra attese e risultati reali.</p>
<p>Ed invece dal 2006 abbiamo sposato il modello americano, naturalmente italianizzandolo, facendo diventare il sondaggio una pericolosissima deriva.</p>
<p>Scrivono gli studiosi che questo esasperato uso dei sondaggi è figlio della laicizzazione della politica, del suo allontanarsi da schemi ideologici radicati e persuasivi.</p>
<p>In parole povere vorremmo dire molto più semplicemente, come faceva il compianto Rino Gaetano&#8230;Sondaggio ? un te regghe chiù!!! Ma sappiamo che non basta. E quindi ci rivolgiamo alle cure celesti, speranzosi e fedeli e rilanciamo la preghiera umilmente Liberaci Signore dai sondaggi&#8230;</p>
<p><font face="agency">(da &#8220;Comunicatori e Comunicazione&#8221; articolo di Francesco Pira consigliere nazionale dell&#8217;Associazione &#8220;Comunicazione Pubblica&#8221;)</font></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pietroalfiero.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pietroalfiero.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pietroalfiero.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pietroalfiero.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pietroalfiero.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pietroalfiero.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pietroalfiero.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pietroalfiero.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pietroalfiero.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pietroalfiero.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pietroalfiero.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pietroalfiero.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pietroalfiero.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pietroalfiero.wordpress.com/63/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroalfiero.wordpress.com&amp;blog=4081336&amp;post=63&amp;subd=pietroalfiero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Tutti pazzi per la meritocrazia</title>
		<link>http://pietroalfiero.wordpress.com/2008/10/21/tutti-pazzi-per-la-meritocrazia/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 05:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroalfiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Partire da Platone e su quanto scriveva nel dialogo Repubblica ci può essere utile per iniziare. Il filosofo greco affermava che &#8220;è compito dei sapienti costringere le migliori nature umane ad accostarsi&#160; a quella disciplina che abbiamo definito massima, vedere il bene e fare quell&#8217;ascesa. E quando sono salite e hanno visto pienamente non dobbiamo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroalfiero.wordpress.com&amp;blog=4081336&amp;post=61&amp;subd=pietroalfiero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Partire da Platone e su quanto scriveva nel dialogo Repubblica ci può essere utile per iniziare. Il filosofo greco affermava che &#8220;è compito dei sapienti costringere le migliori nature umane ad accostarsi&nbsp; a quella disciplina che abbiamo definito massima, vedere il bene e fare quell&#8217;ascesa. E quando sono salite e hanno visto pienamente non dobbiamo permettere loro ciò che si permette ora, cioè rimanere colà senza voler ridiscendere e partecipare alle pratiche e agli onori del loro mondo&#8221;.</p>
<p>Oggi che il ministro della Funzione Pubblica Brunetta sostiene che &#8220;andrà avanti&#8221; chi merita, sembra quasi che si ripercorra quel tracciato: un amministratore disinteressato capisce cosa è il bene e si pone al servizio della Stato.<br />Come chi lavora per la Pubblica Amministrazione, che sa di svolgere un ruolo per cui è pagato da tutti noi cittadini.</p>
<p>Basta rivisitare un altro piccolo contributo di Platone per adattarlo ai nostri tempi e trarre le conclusioni: &#8220;Lo Stato in cui chi deve governare non ne ha il minimo desiderio è per forza amministrato bene, mentre quelli in cui i governanti sono di tipo opposto è amministrato in modo opposto&#8221;.</p>
<p>Proviamo a pensare a un&#8217;Italia dove chi governa si mette al servizio, in cui i leader sono pronti a fare la loro parte soltanto perchè sono arrivati lì per meriti e quindi promuovono chi ha più meriti. Non ci sono più raccomandati, chi è figlio di&#8230;<br />Per dirla con Veltroni: &#8220;un&#8217;Italia in cui tutti possono avere la possibilità di salire sull&#8217;ascensore sociale&#8221;. Già una società in cui le &#8220;caste&#8221; comandano poco e i figli dei rappresentanti di queste &#8220;caste&#8221; devono guadagnarsi un loro ruolo sociale.</p>
<p>Come spiega bene James G. March ci sono vari aspetti prima di prendere qualunque decisione da parte di chi sta a capo di qualcosa: le alternative, le aspettative, le preferenze, la regola decisionale.<br />Tutte queste componenti servono a creare delle logiche decisionali pure, lontane da forme di clientela, dai favoritismi a cui noi italiani siamo abituati.</p>
<p>Vorremmo una società diversa, &#8220;un paese normale&#8221; come ha ripetuto più volte D&#8217;Alema.<br />Vorremmo avere la &#8220;speranza&#8221;, che è il grande motivo trainante della campagna di Barack Obama in America e che lo è stato dei Kennedy.<br />Sì, la speranza di un mondo migliore dove chi è più bravo si fa avanti. E invece, tutti i giorni, assistiamo a selezioni discutibili, a misteri inspiegabili, a piccole e grandi contraddizioni, a scandali che sembrano infiniti e che durano lo spazio di due edizioni dei giornali e di quattro telegiornali.<br />Vediamo personaggi senza meriti e senza storia che impazzano in televisione perchè fanno ascolto. E noi non reagiamo. Perchè il nostro motto è &#8220;tanto l&#8217;Italia va così&#8221;. Persino quando impattiamo con la potentissima burocrazia subentra in noi la rassegnazione.</p>
<p>E ripensiamo a Max Weber che definiva il potere della burocrazia acefalo perchè non ha dentro di sé le direttive supreme ma prende ordini dalla politica che guida le scelte generali del Paese.<br />Secondo Weber la burocrazia &#8220;è sempre un apparato al servizio di un potere politico&#8221;.<br />Come a dire che dietro a chi ci fa riempire carte su carte o moduli su moduli, non sempre vi è il merito di qualcuno che ha affidato tale compito a quel dirigente o a quel funzionario, ma un politico che lo ha promosso fors&#8217;anche consapevole che l&#8217;unico merito del dirigente/funzionario è stato quello di essere fedele al partito, al progetto politico, a chi ha vinto le elezioni.<br />E allora dovremmo scoprire con quale merito si vincono le elezioni, si ottengono le maggioranze. Perchè gli italiani votano un partito o uno schieramento anziché un altro.<br />E capire quale è il merito per cui stabiliamo chi deve governare e chi deve stare all&#8217;opposizione.</p>
<p>Noi protagonisti di una scelta anche quando ci sentiamo piccoli piccoli. <br />Sì, perchè, come giustamente scrive nel suo ultimo libro Gherardo Colombo :&#8221;in uno schema verticale di organizzazione della società esiste un indice sintomatico della sintonia che ciascuno ha con l&#8217;evoluzione della specie, il livello occupato nella gerarchia sociale. Quanto più l&#8217;individuo è in alto, quanto è più ricco, potente, famoso, influente, tanto egli è il prodotto dello sviluppo della specie ed è più funzionale per lo sviluppo ulteriore&#8221;.<br />In questo schema non c&#8217;entra la meritocrazia anzi. Era quello che pensava Hitler: &#8220;le scimmie eliminano l&#8217;estraneo come non appartenente alla comunità. E se ciò vale per le scimmie, dovrebbe valere tanto più per gli uomini&#8221; (Hitlers Tischgesprache).</p>
<p>E allora forse per arrivare ad una società in cui i piccoli e i grandi meriti contano dobbiamo pensare di raggiungere quella che sempre l&#8217;ex pm di Mani Pulite chiama consapevolezza di sé. <br />Significa lavorare ogni giorno della nostra vita per una &#8220;società orizzontale che presuppone il riconoscimento e il rispetto del valore e della dignità propri, oltre che degli altri. Ciò implica la consapevolezza di poter essere artefici di una nuova società&#8221;.</p>
<p>Se ognuno di noi s&#8217;impegnasse avremmo nuove regole, nuovi sistemi e più meritocrazia.<br />Più &#8220;speranza&#8221;, come dice Obama richiamando un famoso predicatore giorgiano: &#8220;mentre camminiamo dobbiamo impegnarci a guardare sempre avanti senza mai tornare indietro&#8221;. Questa è la strada per una vera Meritocrazia. Il resto è show. Utile a guadagnare&nbsp; voti, ma che blocca l&#8217;ascensore sociale. E non sempre per colpa delle maggioranze, ma anche delle opposizioni.</p>
<p>Perchè a seconda di dove ci si trova si diventa &#8220;benaltristi&#8221;. Nel senso che ci si diverte a dire che &#8220;ci vuole ben altro&#8221;. Ma nessuno fa passi in avanti, anzi preferisce farne tre indietro.</p>
<p><font face="agency">da &#8220;Comunicari e Comunicazione&#8221; articolo di Francesco Pira)</font></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pietroalfiero.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pietroalfiero.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pietroalfiero.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pietroalfiero.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pietroalfiero.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pietroalfiero.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pietroalfiero.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pietroalfiero.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pietroalfiero.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pietroalfiero.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pietroalfiero.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pietroalfiero.wordpress.com/61/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pietroalfiero.wordpress.com/61/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pietroalfiero.wordpress.com/61/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroalfiero.wordpress.com&amp;blog=4081336&amp;post=61&amp;subd=pietroalfiero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Il supermarket geriatrico</title>
		<link>http://pietroalfiero.wordpress.com/2008/09/07/il-supermarket-geriatrico/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 15:50:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroalfiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Una coppia di anziani fa acquisti in un Seniors Supermarket di Tesco Dalla musica ai carrelli leggeri: fatto apposta per i pensionati RICHARD NEWBURY LONDRA Cittadini dai capelli d’argento, benvenuti al Supermercato Senior. Le porte scorrevoli si aprono e arie soavi di musica classica riempiono il negozio mentre sotto i tuoi piedi c’è un pavimento [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroalfiero.wordpress.com&amp;blog=4081336&amp;post=56&amp;subd=pietroalfiero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table id="imgesterna" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="300" align="right">
<tbody>
<tr>
<td style="padding-left:8px;"><img src="http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/economia/200809images/supermarket01g.jpg" border="0" alt="" width="300" /></td>
</tr>
<tr>
<td class="didascalia" style="padding-left:8px;">Una coppia di anziani fa acquisti in un Seniors Supermarket di Tesco</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table id="strumenti" style="padding-right:12px;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="300">
<tbody>
<tr>
<td colspan="2" height="2"></td>
</tr>
<tr>
<td align="right"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Dalla musica ai carrelli leggeri: fatto apposta per i pensionati<br />
RICHARD NEWBURY<br />
LONDRA<br />
Cittadini dai capelli d’argento, benvenuti al Supermercato Senior. Le porte scorrevoli si aprono e arie soavi di musica classica riempiono il negozio mentre sotto i tuoi piedi c’è un pavimento anti-scivolo e corridoi larghi il doppio del solito.</p>
<p>Le luci dal soffitto sono più intense del normale, gli scaffali sono dotati di gradini, e per quelli che vogliono dare momentaneo sollievo ai loro piedi doloranti ci sono sedie per loro invece che per i bambini; i carrelli sono molto più leggeri e manovrabili. In alternativa ci sono cestini con rotelle che possono essere tirati invece che spinti. E se comunque anche questo è troppo faticoso, ci sono bottoni da premere per chiamare il personale ad assistervi, o per trovare prodotti o se ci si sente male.</p>
<p>Le bilance per pesare la frutta e la verdura sono dotate di una voce elettronica che dice il peso e il costo di quello che abbiamo preso. E sugli scaffali ci sono lenti di ingrandimento per leggere i dettagli delle etichette, che in ogni caso sono scritte in caratteri grandi. E alla fine, per rendere lo shopping meno stancante, c’è anche una stanza per rilassarsi, dove è possibile persino farsi fare un bel massaggio.</p>
<p>Tesco è la quarta catena di supermercati al mondo, con profitti per oltre due miliardi di sterline e un fatturato di 48 miliardi: ogni sette sterline che si spendono nel Regno Unito, una finisce nelle sue casse.</p>
<p>E per arrivare fin qui, dal banchetto nel quale il polacco Jack Cohen nel 1919 investì le sue 30 sterline di liquidazione per aver combattuto nella Prima guerra mondiale, ha dovuto prestare grande attenzione ai cambiamenti demografici e sociali degli ultimi novant’anni. Ha seguito i gusti che divenivano man mano più sofisticati della classe operaia inglese, quando prima la Thatcher e poi Blair sostituirono i loro prodotti politici sugli scaffali per seguire lo stesso trend degli elettori che cominciavano a vedersi più come consumatori che come produttori.</p>
<p>Per le classi borghesi adesso non è più un’onta sociale farsi vedere mentre si fa la spesa da Tesco. E ciò sottolinea l’abilità della catena nel variare l’offerta di prodotti per conformarsi alle dinamiche della società, ma anche un cambiamento, attentamente studiato da molti politici, nella società stessa. In fondo siamo tutti quello che mangiamo.</p>
<p>E Tesco conosce esattamente quello che mangiamo, attraverso la tessera con codice a barre Club Card, e le sue carte bancarie e di credito conoscono quando guadagniamo, le sue assicurazioni sulla macchina e sulla casa sanno che strade facciamo e dove viviamo. La sua compagnia telefonica ci segue quando andiamo in giro con il nostro telefonino e il suo Internet provider e il suo servizio di consegne in rete quando torniamo a casa. Se c’è qualcuno che conosce la vera natura dell’economia e dei cambiamenti sociali è proprio Tesco &#8211; anche meglio dei nostri vicini impiccioni o del governo stile Grande Fratello.</p>
<p>In effetti i consumatori, invece di morire di vergogna o per cause naturali, vivono sempre più a lungo: sono le loro «sterline grigie» che una ancora più flessibile Tesco sta cercando di pescare nei suoi Seniors Supermarket, il primo dei quali ha appena aperto a Newcastle-upon-Tyne proprio accanto all’Istituto di studi geriatici dell’Università di Newcastle.</p>
<p>Il fondatore dell’Istituto è il professor Jim Edwardson, 67 anni, che sottolinea come «quasi tutto nei supermercati britannici è sbagliato per le persone anziane, a partire dagli scaffali che sono troppo alti per essere facilmente raggiunti o troppo bassi, da doversi piegare in due. Le etichette sono illeggibili, le confezioni sono difficili da aprire e la distribuzione dei prodotti è cambiata di continuo, un disagio soprattutto per gli anziani. Loro vogliono semplicemente sapere dove sono i cornflakes e la verdura, piuttosto che essere costretti a cercarli per ore, tutte le volte in posti diversi».</p>
<p>Per approfondire la propria ricerca di mercato Tesco ha portato il professore e un gruppo di pensionati in un nuovo supermercato di Berlino, concepito per gli anziani e battezzato con il nostalgico nome di «Kaiser». Quello che vi abbiamo descritto è il risultato, importante per tutti.</p>
<p>I giovani, soprattutto le ragazze, amano far compere «fino a cadere per terra». E in effetti sui furgoni che portano la spesa da Tesco a domicilio, c’è scritto «Tu fai la spesa, noi te la facciamo cadere in casa». Ma per quelli che solo il pensiero di andare a fare la spesa gli fa cadere le braccia, ci sono adesso i Supermercati Seniors per rendere di nuovo la faccenda accettabile. E siccome molti di noi sono destinati a diventare Senior Shoppers nel futuro, possiamo ringraziare Tesco per aver visto in anticipo &#8211; come un buon cameriere &#8211; i nostri bisogni, che per noi clienti dai capelli d’argento e dalle grigie sterline presto riguarderanno una buona agenzia di pompe<br />
funebri.</p>
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	</item>
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		<title>Martin Sorrell al Meeting di Rimini</title>
		<link>http://pietroalfiero.wordpress.com/2008/08/02/martin-sorrell-al-meeting-di-rimini/</link>
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		<pubDate>Sat, 02 Aug 2008 06:59:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroalfiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 27 agosto il CEO WPP e Gianluca Comin, Presidente FERPI, assieme a Fiorenzo Tagliabue discuteranno sul tema “Comunicare il positivo che c’è” Quest’anno il Meeting, che si svolgerà dal 24 al 30 agosto a Rimini, vedrà tra i suoi principali attori uno dei più importanti protagonisti del mondo della comunicazione e della pubblicità: Martin [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroalfiero.wordpress.com&amp;blog=4081336&amp;post=53&amp;subd=pietroalfiero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="bcont">
<div class="newshead">
<p class="tagline"><strong>Il 27 agosto il <span class="caps">CEO WPP</span> e Gianluca Comin, Presidente <span class="caps">FERPI</span>, assieme a Fiorenzo Tagliabue discuteranno sul tema “Comunicare il positivo che c’è”</strong></p>
</div>
<div class="newsboby"><a href="http://www.ferpi.it/site/image/spot/1208.jpg"><img alt="1208" src="http://www.ferpi.it/site/image/featured/1208.jpg" /></a></p>
<p>Quest’anno<br />
il Meeting, che si svolgerà dal 24 al 30 agosto a Rimini, vedrà tra i<br />
suoi principali attori uno dei più importanti protagonisti del mondo<br />
della comunicazione e della pubblicità: Martin Sorrell, Chief Executive<br />
<span class="caps">WPP</span> Group, alla guida del secondo gruppo di comunicazione al mondo.</p>
<p>E anche <span class="caps">FERPI</span> rinnova la sua presenza proponendo insieme al Meeting un incontro dal titolo “Comunicare il positivo che c’è”.</p>
<p>L’appuntamento è fissato per il 27 agosto alle ore 11.15, con Martin Sorrell, Gianluca Comin, Presidente <span class="caps">FERPI</span> e Direttore Relazioni Esterne di Enel, e Fiorenzo Tagliabue, Presidente e Amministratore Delegato <span class="caps">SEC</span>.</p>
<p>Insieme<br />
a uno dei guru della comunicazione verranno analizzate le relazioni<br />
pubbliche ai giorni nostri e la comunicazione d’impresa. L’uomo del<br />
nostro tempo vive immerso in un rumore di fondo che rende difficile<br />
cogliere il valore e il contenuto della comunicazione. L’uso<br />
strumentale del messaggio verbale, scritto o visivo, ha logorato il<br />
linguaggio e ne ha fiaccato l’efficacia. Così si cerca la scorciatoia<br />
del messaggio gridato, dell’enfasi e dell’iperbole. Si descrive in ogni<br />
dettaglio l’albero che cade, ma si ignora completamente la foresta che<br />
cresce. E’ possibile recuperare un modello di comunicazione che sappia<br />
guardare e dare spazio anche al positivo e quindi raccontare quel che<br />
di buono accade o viene costruito e che rappresenta la speranza per<br />
tutti?</p>
<p>Questa sarà la traccia su cui si svolgerà l’incontro<br />
nell’ambito del Meeting di Rimini 2008, il cui titolo è una forte<br />
provocazione rivolta anche al mondo della comunicazione: “O<br />
protagonisti o nessuno” non vuol dire che per essere protagonisti<br />
bisogna essere ad ogni costo il divo, il personaggio famoso, ma che<br />
protagonista è chi ha un proprio volto ben definito. Come può la<br />
comunicazione aiutare a comunicare questo?</p>
<p>Il Meeting<br />
quest’anno presenterà ai propri visitatori oltre 300 personaggi<br />
provenienti da tutto il mondo, 12 mostre, 17 spettacoli, oltre 10<br />
manifestazioni sportive. Saranno oltre 200 le aziende sponsor.</p>
<p>Il programma completo della manifestazione è disponibile sul sito <a href="http://www.meetingrimini.org/">www.meetingrimini.org</a></p>
</div>
</div>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/pietroalfiero.wordpress.com/53/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/pietroalfiero.wordpress.com/53/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pietroalfiero.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pietroalfiero.wordpress.com/53/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pietroalfiero.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pietroalfiero.wordpress.com/53/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pietroalfiero.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pietroalfiero.wordpress.com/53/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pietroalfiero.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pietroalfiero.wordpress.com/53/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pietroalfiero.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pietroalfiero.wordpress.com/53/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pietroalfiero.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pietroalfiero.wordpress.com/53/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pietroalfiero.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pietroalfiero.wordpress.com/53/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroalfiero.wordpress.com&amp;blog=4081336&amp;post=53&amp;subd=pietroalfiero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Scegliere il tipo di comunicazione giusta è fondamentale per una località turistica</title>
		<link>http://pietroalfiero.wordpress.com/2008/07/24/scegliere-il-tipo-di-comunicazione-giusta-e-fondamentale-per-una-localita-turistica/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 14:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroalfiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ferpi]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi segnaliamo questo interessante articolo, tratto da “D la Repubblica delle donne”, per la valenza dei suoi contenuti trattando delle RP in modo chiaro ed eclatante per l’ampio contesto di riferimento. L’articolo, che tratta di comunicazione nel settore turistico, è di grande attualità come conferma – al suo interno – l’intervento di Filomena Rosato e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroalfiero.wordpress.com&amp;blog=4081336&amp;post=49&amp;subd=pietroalfiero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vi segnaliamo questo interessante articolo, tratto da “D la Repubblica delle donne”, per la valenza dei suoi contenuti trattando delle RP in modo chiaro ed eclatante per l’ampio contesto di riferimento. L’articolo, che tratta di comunicazione nel settore turistico, è di grande attualità come conferma – al suo interno – l’intervento di Filomena Rosato e la ricerca condotta da FiloComunicazione.</strong></p>
<p><strong>Comprami! Le mete turistiche sono prodotti come gli altri. Fabbricati ad arte per attrarre clienti, molti paesi hanno elaborato strategie per essere vincenti. L’Italia? No.</strong></p>
<p><strong>di Daniela Fabbri</strong></p>
<p><strong><img style="max-width:800px;float:left;margin-top:10px;margin-bottom:10px;margin-right:10px;" src="http://pietroalfiero.files.wordpress.com/2008/07/1018.jpg?w=247&#038;h=184" alt="" width="247" height="184" /></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p align="justify"><span style="font-family:tahoma;"><strong>Un gamberetto, un barbecue sull’Oceano, e un attore sconosciuto. Mescolando queste tre banalità in uno spot per le televisioni americane nel 1984 l’Australia riuscì a fare quello che mai prima era riuscito a una destinazione turistica: diventare la settima meta preferita dai turisti americani (prima non entrava neanche nelle prime 50) e raddoppiare in due anni il numero d turisti a stelle e strisce. Più tardi l’attore (Paul Hogan) sarebbe diventato famoso come interprete di Mr Crocodile Dundee, ma all’epoca era un signor nessuno in una pubblicità non indimenticabile. Per quasi 25 anni ‘Australia ha vissuto di rendita sul ricordo di quella campagna, e quando ha deciso di riprovarci con uno spot che avrebbe dovuto far rimpiangere Mr Hogan, ha completamente sbagliato bersaglio: ritirato dal mercato inglese, lo spot la fatto crollare anche gli arrivi dei giapponesi.</strong><br />
<strong></strong><br />
<strong>Basta una campagna tv a mettere in crisi una località turistica? La risposta è si. Lo sanno bene gli operatori turistici del Napoletano, affossati da le immagini della spazzatura pubblicate dai giornali di tutto il mondo. Perché il turismo è un’industria a tutti gli effetti (in Italia vale circa il 10% de Pi), che “vende” un prodotto e che deve avere un brand. un marchio riconoscibile e ben identificabile dal cliente, che associa a questo marchio una serie di esperienze gratificanti Dovrebbe avere anche una strategie a lungo termine, e in effetti tutti i Paesi europei hanno un piano di sviluppo per vendere il proprio “prodotto Paese” per prossimi dieci anni. Tutti, ma non l’Italia, dove la competenza per il turismo e delle regioni e dove non si e mai riusciti a presentare un’immagine e una strategia unitarie. Basti pensare che non c’è neppure un sito dove un turista straniero possa trovare le informazioni di base per una vacanza in Italia (digitate Italia in un qualsiasi motore di ricerca e state a vedere cosa appare, Poi fate lo stesso con Spagna o Germania, ad esempio). Un limite non da poco, se si considera che orma. passa dalla rete (o dalle compagnie aeree low cost) la stragrande maggioranza delle prenotazioni di vacanze.</strong><br />
<strong></strong><br />
<strong>A differenza della pasta, del dentifricio o di un’auto, le località turistiche hanno una reputazione moto condizionabile da eventi esterni. Basta una stagione meteorologicamente infausta, un evento negativo (ricordate la crisi delle alghe nell’Adriatico?), un testimonia sbagliato, e il lavoro di anni va in fumo. «Il turismo deve vendere un sogno, il sogno della vacanza come il cliente l’ha immaginata per un anno intero, spiega Josep Ejarque, spagnolo di nascita e italiano d’adozione, professione destination manager, vale a dire il professionista che lavora per creare un prodotto turistico e conquistare clienti. Ejarque ha lavorato a Barcellona e a Torino per le due Olimpiadi, e ora guida la struttura turistica de la regione Friuli: una vera autorità nel settore, «Per questo se sbaglio il tipo di messaggio mi crollano gli arrivi. L’Australia ha puntato la campagna in Gran Bretagna sul suo essere una destinazione balneare. Per gli inglesi invece il mare è sinonimo di Mediterraneo e per fargli fare otre dieci ore di aereo bisogna offrirgli ben altro.</strong><br />
<strong></strong><br />
<strong>L’italia ha il problema inverso; sta ancora nei sogni dei turisti di tutto il mondo per la sua bellezza e le opere d’arte, ma dopo che li ha fatti arrivare spesso li delude per la scarsa qualità della struttura ricettiva». Sirnon Anholt, ascoltato consigliere di Tony Blair per l’immagine nazionale e inventore del Nation Brancs lndex, una sorta di classifica che misura il grado di attrattività di una nazione, lo ripete spesso nelle sue interviste: «Quello che serve a una destinazione turistica è avere una storia forte, un’identità da raccontare che si possa aver voglia di sperimentare». Il segreto del successo de lo spot australiano con Mr Crocodile era anche il fatto di vendere al possibile viaggiatore l’immagine di un Paese che offriva panorami selvaggi, città moderne, spiagge chilometriche e iI rito del barbecue sull’Oceano a fine giornata: la promessa di tutto quello che un non australiano non avrebbe mai potuto avere nella sua routine quotidiana. «Quando un turista sceglie di venire da noi», ha spiegato li direttore marketing de Trentino Maurizio Rossini al recente Summit del turismo delle regioni, a Trieste, «non lo fa solo perché ha scelto un albergo che potrebbe essere altrove, ma perchè è attirato dal mix irripetibile offerto dal nostro territorio, il nostro paesaggio e dalla gente che ci vive, con il suo stile di vita, le sue abitudini, la sua gastronomia. È un turista che non cerca solo una camera, ma un’esperienza».</strong><br />
<strong></strong><br />
<strong>Uno spot ci salverà, forse</strong><br />
<strong></strong><br />
<strong>Azzeccare il tipo di comunicazione è fondamentale per una località turistica, soprattutto se si considera il modo in cui i vacanzieri scelgono le loro destinazioni. Da una ricerca realizzata da FiloComunicazione per indagare gli atteggiamenti degli Italiani di fronte alle vacanze emerge che i principali canali di informazione utilizzati per scegliere una meta sono Internet (lo usa il 53,4% di chi programma una vacanza breve, 1148,3 per quella lunga) e il passaparola (37,5% per la lunga, 47,7% per la breve). Quindi, essere sulla rete è fondamentale. Allo stesso tempo però c’è una tendenza marcata, attorno al 60% degli intervistati, a sperimentare una mete che non si conosce, di cui al massimo si è sentito parlare. Il che significa che c’è un’ottima possibilità dl intercettare un pubblico in movimento e alla ricerca di proposte interessanti. Il problema è trovare lo spot giusto.</strong><br />
<strong></strong><br />
<strong>Proprio perché il turista medio è diventato così esigente e sofisticato la comunicazione diventa essenziale le località, catene alberghiere regioni ma anche intere nazioni stanno affidando ad esperti pr il lavoro di rilancio, il “rebranding” come si dice in gergo tecnico. Uno dei casi più eclatanti è stato quello di Israele, che alcuni mesi fa ha assoldato i migliori esperti mondiali di pr per cercare di frenare l’emorragia di turisti dovuta all’immagine troppo militaresca e aggressiva. Risultato? Una campagna interpretata da 12 bellissime soldatesse, per cercare di far passare il messaggio che anche un Paese in divisa può essere affascinante. «Una pubblicità azzeccata è un buon ingrediente, ma dietro il rilancio di una destinazione deve esserci una strategia di comunicazione complessa e accurata», spiega Filomena Rosato, fondatrice di FiloComunicazione, società di relazioni pubbliche con al suo attivo importanti progetti di rilancio di destinazioni turistiche e prima in Italia ad aver affermato il concetto di turismo come industria.</strong><br />
<strong></strong><br />
<strong>FiloComunicazione ha fra l’altro realizzato alcuni anni fa una del e campagne di rilancio di maggior successo: l’immagine di una spiaggia affollatissima e il claim “Courmayeur: 1224 metri sopra il livello del mare” per rifare il look alla località valdostana, messa in crisi da una serie di eventi negativi. «Ma la comunicazione funziona solo se è veramente l’espressione di un sistema-territorio che riunisce imprenditori, enti pubblici e privati, associazioni, che collaborano per realizzare un prodotto turistico attraente e competitivo», ribadisce Filomena Rosato. «L’investimento pubblicitario nel turismo deve essere completato da percorsi d comunicazione sempre più innovativi, alla ricerca del dialogo con il consumatore. Per questo riuscire a costruire un’immagine unitaria e una serie di prodotti ben identificati serve molto». Un’immagine unitaria ma mai statica: «Il ciclo di vita di una destinazione dura circa sette anni», ricorda ancora Jasep Ejarque. «Se in questo periodo di tempo non si lavora per cambiare si rischia di perdere tutto».</strong><br />
<strong></strong><br />
<strong>Spesso i grandi eventi sono i volano che serve per il rilancio (o il lancio) di una destinazione turistica. Le Olimpiadi invernali de 2006 sono state per Torino una grande vetrina mondiale, che ha fatto conoscere il Piemonte e ha portato in zona un buon numero di clienti. Incassato il primo successo si poteva cadere nell’errore più facile: vivere di rendita su una reputazione acquisita. Un errore che per il momento iI Piemonte non ha fatto: dopo le Olimpiadi ha messo sul tavolo la carta della riapertura al pubblico della residenza sabauda di Venaria, la Versailles dei Savoia, e ora la Regione ha predisposto un piano di promozione che dovrebbe valorizzare le diverse anime della regione: la montagna e il turismo invernale, le città e il turismo artistico culturale, la gastronomia e i prodotti tipici. Bisognerebbe fare lo stesso per il sistema Italia, perché il sole, il mare e le opere d’arte non garantiranno turisti in eterno. Soprattutto perché vale sempre di più la legge del terzo clic: non vengo in vacanza da te se non riesco a trovare informazioni e possibilità di prenotare con poche operazioni in internet. E l’Italia è gia out: le statistiche dei motori di ricerca dicono che la ricerca più frequente fatta dai turisti europei è “mare+ltalia”. Peccato che poi la stragrande maggioranza prenoti in Spagna.</strong><br />
<strong></strong><br />
<strong>tratto da D la Repubblica delle donne del 19 luglio 2008</strong><br />
<strong></strong><br />
<strong></strong><br />
<strong>Sullo stesso argomento è intervenuta il 7 luglio su un articolo apparso sul Corriere della Sera, Filomena Rosato di FiloComunicazione.</strong><br />
<strong></strong><br />
<strong>[…] “L’ importanza strategica delle Pmi turistiche è confermata da una ricerca promossa da FiloComunicazione, società di relazioni pubbliche specializzata nell’ industria turistica internazionale e nei segmenti luxury &amp; lifestyle. Dall’ indagine emerge che il 65% degli intervistati preferisce gli alberghi indipendenti e solo il 30,7% si affida alle catene alberghiere. «Sono dati che dimostrano che esiste ancora una nicchia di indipendenti che funziona» spiega Filomena Rosato fondatrice e Managing Director di FiloComunicazione e tra le maggiori esperte di comunicazione d’ impresa e relazioni pubbliche per il settore alberghiero.</strong><br />
<strong></strong><br />
<strong>«I piccoli imprenditori che si dedicano professionalmente al turismo possono essere la chiave vincente del settore a patto che non si rimanga isolati – afferma la Rosato – la quantità di servizi richiesti ormai dal turista, infatti, rende indispensabile la sinergia con il territorio. Si sente tanto evocare di un sistema turismo-Italia ma non si spiega mai cosa debba rappresentare in concreto. Un ottimo punto di partenza potrebbe essere l’ organizzazione sistemica di una rete di servizi sul territorio. Non basta mantenere alti gli standard qualitativi di un albergo se poi il contesto circostante è inadeguato a quegli standard. Mantenere l’ elevata qualità del servizio deve essere considerato un punto di partenza garantito per qualsiasi categoria di appartenenza». Se la gamma di servizi di alto livello è la carta vincente per chi deve competere da piccolo contro le multinazionali del turismo, diventa di vitale importanza capire in che modo avviene l’ accesso alla professione da parte chi quel servizio lo deve garantire”.[…]</strong></span><br />
<strong></strong></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/pietroalfiero.wordpress.com/49/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/pietroalfiero.wordpress.com/49/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pietroalfiero.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pietroalfiero.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pietroalfiero.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pietroalfiero.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pietroalfiero.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pietroalfiero.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pietroalfiero.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pietroalfiero.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pietroalfiero.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pietroalfiero.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pietroalfiero.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pietroalfiero.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pietroalfiero.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pietroalfiero.wordpress.com/49/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroalfiero.wordpress.com&amp;blog=4081336&amp;post=49&amp;subd=pietroalfiero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Comunicare il territorio con un romanzo</title>
		<link>http://pietroalfiero.wordpress.com/2008/07/23/comunicare-il-territorio-con-un-romanzo/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Jul 2008 12:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroalfiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[progetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Un libro “Nodi e misteri” di Chiara Patarino, recentemente pubblicato da edizioni Kimerik, che attraverso la storia di Giambattista De Cristoforis, un uomo solitario e dall’animo inquieto, ci racconta una delicata e suggestiva fiaba per grandi ambientata a Genova e nella riviera ligure. Un modo nuovo di comunicare il territorio… Come è approdata a questa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroalfiero.wordpress.com&amp;blog=4081336&amp;post=40&amp;subd=pietroalfiero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><em>Un libro “Nodi e misteri” di Chiara Patarino, recentemente pubblicato da edizioni Kimerik, che attraverso la storia di Giambattista De Cristoforis, un uomo solitario e dall’animo inquieto, ci racconta una delicata e suggestiva fiaba per grandi ambientata a Genova e nella riviera ligure. Un modo nuovo di comunicare il territorio…</em></h4>
<h3>
<p><strong></strong></h3>
<p><img src="http://www.ferpi.it/site/image/featured/1011.jpg" alt="1011" /></p>
<div>
<h4>Come è approdata a questa esperienza di comunicazione attraverso la narrativa?</h4>
<p>Mi sono occupata per anni di comunicazione nel settore scientifico e sono approdata, quasi per gioco alla narrativa per l’infanzia, sviluppando poi notevolmente questo settore, grazie ai buoni risultati. Era un sogno nel cassetto che avevo da anni e che sono riuscita a realizzare. Un’esperienza di comunicazione ai bambini e alle famiglie attraverso la narrativa.</p>
<h4>Quanto è stata utile per questa esperienza la sua formazione nella comunicazione d’impresa?</h4>
<p>La comunicazione d’impresa è stata un ingrediente importante, anzi fondamentale nella speciale ricetta utilizzata per “confezionare” dei libri per bambini, cioè scriverli e realizzarli: è stato l’elemento di razionalizzazione del processo creativo.</p>
<h4>Quali sono state le tecniche di comunicazione adottate per realizzare concretamente il suo progetto?</h4>
<p>Prima di tutto in fase di progettazione e creazione di un nuovo personaggio per bambini della prima fascia delle elementari, che non si sovrapponesse ai soliti tipici dell’immaginario infantile. Si è cercato di identificare una nicchia di riferimento, come insegnano le tecniche di strategia di comunicazione riferite al collocamento di un prodotto, in questo caso un prodotto editoriale. Ho quindi pensato ad un cioccolatino perché indica dolcezza e morbidezza, è una coccola, inoltre è già ampiamente conosciuto: è stato un po’ come l’uovo di Colombo , nessuno ci aveva pensato… Volevo inoltre che fosse un modello positivo e per fare questo era necessario che il personaggio piacesse molto ai bimbi e …non piace molto a loro (e anche a noi adulti) il cioccolato? E’ nato così Tino il cioccolatino, vive in una grande cucina, si innamora di una caramella, i suoi amici sono cioccolatini, simpatici dolcetti. Un personaggio della fantasia con emozioni e comportamenti umani e di buoni sentimenti, edito dall’editore è Piemme – collana Battello a Vapore e scritto in collaborazione con Aurora Marsotto. In fase di contenuti del racconto e del linguaggio, la comunicazione ci insegna a dialogare mettendoci nei panni di.., nei panni dei diversi interlocutori a cui vogliamo rivolgerci, e mi sono messa nei panni dei bambini cercando di individuare un linguaggio che li divertisse, li appassionasse trasferendo nel contempo dei messaggi di valore che andassero ai piccini e di conseguenza alle mamme, ai genitori che li accompagnano e seguono nella lettura. Solidarietà sociale nei confronti dei bambini di altri paesi, l’ importanza degli affetti familiari, dell’amore nella coppia, l’amicizia, la solidarietà nell’amicizia. E’ molto bello scrivere per i bambini, dona entusiasmo ed energia positiva, ma è anche una responsabilità, bisogna porre attenzione a cosa si comunica,i bimbi sono dei piccoli germogli da curare e tutelare,e questo è un mio piccolo apporto per contribuire a costruire un’etica di valori positivi da trasmettere ai bambini insieme alla scuola e alla famiglia.</p>
<h4>Rivolgendosi ad un target particolare e sicuramente “inusuale” per la sua passata esperienza, in che modo avete divulgato il libro?</h4>
<p>La fase di divulgazione è una fase fondamentale. L’idea è stata di promuovere la divulgazione del libro attraverso altri canali oltre le librerie associandolo al cioccolato, è stato per esempio presentato nell’ambito di manifestazione come Eurocholate, la grande kermesse sul cioccolato, e poi , sempre in accordo con la casa editrice Piemme, si è pensato di indirizzarlo alle aziende del cioccolato. La fortuna ha voluto che una importante azienda del cioccolato, la Ferrero, avesse appena definito il progetto di unire libri per bambini con i cioccolatini creando i cioccolibri, cinque anni fa. Tino il cioccolatino è arrivato al momento giusto e ha potuto quindi avere una notevole diffusione (per le prime tre puntate siamo a oltre 160.000 copie, di cui 130.000 come cioccolibri e oltre 25.000 in libreria) Il personaggio del cioccolatino e di Nugabella la caramella è piaciuto molto ai bambini anche grazie a un passaparola e ora siamo ad una nuova terza puntata che ha anche una finestra su Genova.</p>
<h4>Ha avuto anche l’occasione di incontrare e parlare direttamente ai bambini?</h4>
<p>Sì, durante le visite nelle scuole a cui sono stata invitata ho spesso parlato ai bambini di come la fantasia e la creatività siano un ingrediente importante e utile da utilizzare anche quando si è adulti nel proprio lavoro unito però alla progettualità e quindi alle regole necessarie per porre le basi e costruire un progetto valido ed efficace…insieme però c’è un altro ingrediente fondamentale: l’entusiasmo e il cuore. Bisogna credere fortemente nel proprio progetto per riuscire a realizzarlo e catalizzare sinergie.</p>
<h4>Cosa ci dice invece della realizzazione del suo primo romanzo “Nodi e misteri”?</h4>
<p>Ho utilizzato la stessa formula per il mio primo romanzo “Nodi e misteri” (recentemente pubblicato da edizioni Kimerik) in cui unisco nel tessuto narrativo Genova, alcuni suoi siti d’arte e la Liguria in un percorso ricco di suspence in cui si sondano i segreti dell’animo umano, i sentimenti, le emozioni. Genova, scorci, prospettive, panorami che, come le tessere di un puzzle, ricostruiscono il disegno della città: il centro storico, i grandiosi palazzi e le sontuose antiche dimore, i musei, il porto e la collina. Se si ama un libro, come è stato scritto, la trama, i personaggi, spesso si è portati anche ad apprezzare e addirittura appassionarsi ai luoghi descritti, e questo può costituire uno step per aprire una finestra di “dialogo”, per una prima conoscenza con alcuni aspetti del territorio, in particolare per gli interlocutori che non conoscono la regione, ampliando potenzialmente il serbatoio di utenza dei visitatori.</p>
<h4>Quali considerazioni può trarre dalla sua esperienza?</h4>
<p>Direi, per concludere, che in base all’esperienza maturata fino ad ora, la narrativa unita a progetti speciali ad hoc può definire un’utile azione informativa che concilia le esigenze del mercato editoriale con il mondo della comunicazione e dei suoi referenti anche perchè permette di sintonizzarsi empaticamente con i lettori.</p></div>
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	</item>
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		<title>Altro che in crisi. La famiglia italiana si (ri)scopre brillante e unita</title>
		<link>http://pietroalfiero.wordpress.com/2008/07/22/altro-che-in-crisi-la-famiglia-italiana-si-riscopre-brillante-e-unita/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 22:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroalfiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Ben l’86,8% degli italiani si dichiara contento della propria famiglia, al cui interno trova affetto e sicurezza e al contempo riesce a esprimere se stesso. Questo ed altri dati (confortanti) emergono dall’indagine di Procter &#38; Gamble e Sma, realizzata da Future Concept Lab su 500 famiglie italiane nelle opinioni di padri, madri e figli. La [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroalfiero.wordpress.com&amp;blog=4081336&amp;post=36&amp;subd=pietroalfiero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="bcont">
<div class="newshead">
<p class="tagline"><strong>Ben l’86,8% degli italiani si dichiara contento della propria famiglia, al<br />
cui interno trova affetto e sicurezza e al contempo riesce a esprimere<br />
se stesso. Questo ed altri dati (confortanti) emergono dall’indagine di<br />
Procter &amp; Gamble e Sma, realizzata da Future Concept Lab su 500<br />
famiglie italiane nelle opinioni di padri, madri e figli.</strong></p>
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<div class="newsboby" style="text-align:justify;"><a href="http://www.ferpi.it/site/image/spot/1019.jpg"><img src="http://www.ferpi.it/site/image/featured/1019.jpg" alt="1019" /></a></p>
<p>La famiglia italiana ritrova i propri valori e si riscopre unita e affiatata. Ed è, al tempo stesso, per tutti i suoi membri un’occasione felice di espressione individuale. La famiglia italiana non si basa più su ruoli predefiniti, ma è improntata al riconoscimento reciproco. In casa tutti fanno tutto, le responsabilità vengono condivise da tutti i componenti, anche se con intensità e competenze diverse. Ognuno è chiamato a collaborare e a dare il suo contributo a seconda del proprio talento e della propria vocazione. Sembra tramontato l’individualismo estremo una volta imperante in famiglia, a favore di un maggior equilibrio tra soggettività e convivialità.</p>
<p>È quanto emerge dall’indagine “La famiglia italiana: famiglia brillante” di Procter&amp;Gamble e Sma, realizzata da Future Concept Lab, che ha intervistato dal mese di gennaio 2008 un campione rappresentativo della famiglia italiana di 500 tra genitori e figli, rispettivamente di età compresa tra i 31 e i 60 anni e tra i 15 e i 30 anni.</p>
<p>Diversamente da quanto si possa pensare, dall’indagine emerge un’immagine della famiglia italiana soddisfatta di sé.  L’86,8% degli intervistati dichiara che la sua famiglia va bene così e non la cambierebbe, sia che si tratti di una famiglia tranquilla, sia di famiglie più creative ed estroverse. Il 69,6% afferma di stare bene in famiglia con i propri cari e il 64,4% apprezza il poter condividere gioie e dolori con chi<br />
vuole bene. Sono soprattutto i padri (98,3%) a trovarsi bene nella propria famiglia, ma sono a loro agio anche i giovani figli di 15-19 anni (91%).</p>
<p>L’affiatamento tra i membri della propria famiglia (85,2%) è la caratteristica più universalmente riconosciuta dagli intervistati, seguita a breve distanza dalla volontà di trascorrere un po’ di tempo insieme, al di là dei tanti impegni personali (83,6%). Questa dimensione di condivisione e contatto intimo è sentita principalmente dai genitori (88,3% l’affiatamento e 86,3% il tempo insieme), a conferma di come, con il crescere dell’età, si tenda a vivere il nucleo familiare come contesto privilegiato di vita. A livello geografico questa realtà sembra più forte nel Centro Italia (93% l’affiatamento e 91% il tempo insieme).</p>
<p>Ma l’alveo familiare è sentito anche come luogo principe in cui poter esprimere se stessi e i propri talenti, anche nelle cose di casa. Percepire un dovere domestico come un talento non è una cosa scontata e indica come le persone, giovani e meno giovani, lo vivano ancora positivamente. Ogni membro della famiglia si dimostra abbastanza impegnato nell’organizzazione delle attività domestiche, dichiarando di contribuire alla gestione della vita in comune (49,2%). Bassissima è poi la propensione alla delega completa dei compiti domestici alla mamma (5,8%) o alla colf (0,4%).</p>
<p>Nel dettaglio, la generazione dei figli si sente brava soprattutto in cucina (14,5%), ma anche nell’amministrazione domestica (10,5%). Quanto ai genitori, questi rivestono il loro tipico ruolo familiare, vivendone le caratteristiche salienti come un talento personale. Le madri sono ben contente di essere le “regine della cucina” (24,2%), di pulir casa (17,2%) e accudire i figli (10,6%) e i padri sono soddisfatti nel seguire l’amministrazione domestica (18,3%) e nel tenere unita la famiglia (15,8%). L’alta partecipazione di tutti i membri ai pasti in famiglia, soprattutto la cena (33,6%), testimonia il ritrovato valore della convivialità in famiglia, valore trasversale che coinvolge in egual misura genitori e figli. Tra questi ultimi, soprattutto i più grandi (20-30 anni) dichiarano di consumare in famiglia almeno due pasti al giorno (34%) confermando la tendenza tutta italiana della difficoltà di abbandonare il “nido”. Anche la relazione con gli spazi domestici riflette la generale propensione alla condivisione: indicativo a tal proposito il fatto che globalmente (23,4%) l?ambiente preferito della casa è la sala con i divani e la tv.</p>
<p>Anche in situazioni di “convivialità aperta”, di apertura delle porte della casa ad amici e parenti, la famiglia italiana si muove compatta e coesa, dimostrando, ancora una volta, un alto grado di solidarietà interna sia nella preparazione dell’evento (invito, allestimento degli spazi, cucina), sia durante lo svolgimento dell’evento stesso (creazione dell’intrattenimento:verbale, sonoro, visivo, tecnologico, durante la festa). In un contesto di questo tipo, ognuno ci tiene a svolgere un compito preciso che rispecchi i propri talenti e le proprie passioni, mettendole a servizio degli ospiti ma anche della propria famiglia, sotto forma di valido aiuto. Tra i compiti che maggiormente rispecchiano le passioni e i talenti della famiglia italiana “conviviale”, si ritrovano l’aiutare in cucina, attività di cui il 77,2% del campione dichiara di occuparsi personalmente, l’invitare gli ospiti (74,8%) e l’intrattenere gli invitati facendoli divertire (72%).</p>
<p>La solidarietà e la cooperazione in famiglia risultano particolarmente importanti nella gestione di un imprevisto, situazione che necessita del massimo coordinamento tra i membri, dell’ottimizzazione dei loro talenti e della “generosità” nella loro distribuzione. Nel caso di una cena già fissata a cui, all’ultimo momento, la mamma non può partecipare, la famiglia risponde positivamente, mettendo in atto forme di solidarietà e cooperazione che rendono inutile il ricorso a membri esterni alla famiglia (il ricorso ad aiuti esterni “nonni, zii, domestica, cena a domicilio“ si attesta sempre su valori molto bassi per il campione, inferiori al 10% per tutti i soggetti). A rispondere più frequentemente a un’emergenza del genere sarebbe il papà (34%), seguito dai figli (27,2%) e dallo sforzo congiunto di tutti i soggetti che vivono in casa, organizzati in una “task force” (15,2%).</p>
<p>La famiglia non è solo luogo degli affetti, dei doveri o dei compiti codificati, ma dimostra di possedere anche un importante ruolo di contenitore e facilitatore per l’esercizio di divertimenti, passioni e svaghi per tutte le fasce d’età. In famiglia gli svaghi più condivisi risultano essere quelli “da salotto” e, nello specifico, “da divano”, scenario tipico del relax domestico: guardare la tv, cui ci si dedica insieme nell’81,6% dei casi, guardare film noleggiati (63,2%) e giocare a qualche gioco di società come carte o Monopoli (58,2%).</p>
<p>Per quanto riguarda il tempo libero, la famiglia italiana risulta “spaccata” a metà: circa la metà del campione, infatti, dichiara di trascorrere il proprio tempo libero prevalentemente – e preferibilmente – a casa (52%), mentre circa un’altra metà (48%) lo trascorre fuori dalle mura domestiche. La vita sociale con gli amici è globalmente vissuta prevalentemente come momento domestico (57,4%), indipendentemente dal fatto che ci si incontri a casa propria (modalità preponderante: 37,4%) o altrui (20%). I soggetti verso cui più frequentemente si aprono le porte della propria casa risultano essere, per tutti, gli amici più cari del singolo componente della famiglia (57,7%) e i parenti più stretti (50,2%); a seguire gli amici intimi di tutta la famiglia (28,1%).</p>
<p>Nella gravosa attività dei doveri domestici, in generale non molto graditi a nessun membro della famiglia, esiste un ruolo di primaria importanza: il ruolo dell’organizzatore dei compiti, dei doveri e delle responsabilità. Complessivamente la famiglia italiana sembra concorde nel riconoscere l’esistenza di questo ruolo in casa e nell’attribuirlo alla mamma (51,4% del campione), anche se risulta alta la percentuale di coloro che dichiarano che nella loro famiglia nessuno in particolare ricopre tale posizione (44%), forse perché è un ruolo diffuso, diviso, a seconda delle occasioni, tra tutti i membri della famiglia, o forse perché semplicemente assente.</p>
<p>Per quanto riguarda l’esecuzione materiale dei compiti domestici, la famiglia italiana risulta essere un’unità piuttosto organizzata, in cui i compiti vengono ripartiti tra i membri soprattutto in base alle abilità specifiche dei vari target d’età. Al di là di alcune evidenti specificità, esistono comunque, in famiglia, attività che vengono svolte indifferentemente dai vari componenti, sia figli sia genitori, per le quali lo svolgimento da parte di uno o dell’altro dipende prevalentemente dalla disponibilità di tempo: la raccolta differenziata dei rifiuti (49,2%) e l’acquisto delle provviste alimentari e non (41,4%, svolta soprattutto dalle figlie femmine) rappresentano le due attività tipiche di interscambio tra i membri della famiglia.</p>
<p>Dalle singular women agli expo teens: come cambia la famiglia italiana. Gli stereotipi dei ruoli domestici rimangono validi in generale, ma si dimostrano in progressiva, lenta evoluzione. Per quanto la ricerca quantitativa metta in luce aree tradizionali e caratteristiche classiche della famiglia italiana, emergono chiaramente anche delle “punte” di innovatività in grado di indicare la direzione del cambiamento in relazione ai vari membri della “famiglia brillante”.</p>
<p>L’indagine di Procter &amp; Gamble e Sma, realizzata da Future Concept Lab, ha stilato cinque profili generazionali.</p>
<p>Singular Women: nella famiglia italiana di oggi la madre può essere identificata con il prototipo della Singular Woman, una donna che concilia lavoro e famiglia in modo equilibrato e secondo forme innovative, che non sacrifica nessuna delle due sfere precedenti, su cui si misura la sua vita quotidiana. Le Singular Women sono donne tra i 40 e i 50 anni che propongono un orizzonte di pensiero e di comportamento su cui anche il mondo maschile comincia a confrontarsi. Donne audaci e determinate, si caratterizzano, a livello valoriale, per un elevato grado di indipendenza (sia in famiglia sia fuori) che le rende pronte, più degli uomini (14,4% delle madri contro il 13,3% dei padri), nel rischiare per ottenere ciò che vogliono dalla vita. Anche se proiettate verso nuovi comportamenti e nuove sensibilità, le madri italiane mantengono un elevato coinvolgimento in temi più “tradizionali” come la famiglia (82,2%), l’amicizia (58,3%) e la tradizione (55%).</p>
<p>Mind Builders: la figura del padre, moderno e istruito Mind Builder, si delinea come un affermato professionista ma anche come padre e marito attento e presente, che, in un’ottica diffusa di collaborazione domestica, “fa la sua parte”. I Mind Builders perseguono, nella loro esistenza fuori e dentro casa, i valori della sostenibilità (60,8%) e della creatività (37,5%), cui si aggiunge, come valore nuovo rispetto alle loro mogli, il valore dell’esplorazione, intesa come ricerca di situazioni nuove e stimolanti, dove vi sia un po’ di avventura (25,8%). È proprio in un’ottica di scoperta ed esplorazione che il Mind Builder si avvicina alla tecnologia, che indica come una delle sue più importanti passioni (37,5%), accompagnata, a sorpresa, dalla forma (non solo forma fisica, ma dell’aspetto in generale), per cui dimostra un interesse del 28,3%, contro un 24,4% del corrispettivo target femminile.</p>
<p>Sense Girls: nella famiglia italiana il prototipo della Sense Girl è ben rappresentato dalle figlie femmine più grandi – dai 20 ai 30 anni – che, a livello valoriale, comportamentale ed estetico, incarnano i tratti di una nuova sensorialità al femminile. La loro vita di tutti i giorni è permeata del valore dell’estetica, che si riflette nelle grandi e piccole scelte quotidiane. La creatività è un valore guida per queste ragazze (importante per il 45% dei 20-30enni e per il 42% delle figlie femmine) e spesso si combina con il loro gusto estetico. In questo senso deve essere inteso l’interesse delle Sense Girls verso la moda (passione per il 23% delle figlie femmine contro il 5% dei maschi), che non vedono come un diktat da seguire, ma come una linea<br />
già tracciata dal mercato che la loro sensibilità estetica sarà in grado di personalizzare in modo eclettico. Alla sfera della sensorialità si lega in modo forte anche la forma (31% delle figlie femmine contro 17% dei maschi), intesa come propensione a essere sempre curate e in ordine, dalla forma fisica all’aspetto in generale.</p>
<p>Expo Teens/Linker Boys: nella famiglia italiana esiste un target d’età i figli adolescenti tra i 15 e i 19 anni che sempre più negli ultimi tempi ha accresciuto la propria importanza all’interno della famiglia e dell’intera società tramite la costruzione di una personalità forte che continua a diventare, man mano, più definita. Expo Teens (più orientati al narcisismo performativo e al talento creativo, che, per loro, coinvolgono soprattutto la sfera dell’estetica) e Linker Boys (rivolti soprattutto alla sfera delle tecnologie, anche virtuali, attraverso cui interpretano e rielaborano la realtà) rappresentano le “due facce”, talvolta anche complementari, dell’adolescente italiano. Proprio sotto il segno dell’autonomia intesa come libertà totale nella gestione del loro tempo e delle loro scelte di consumo – si delineano le passioni che coinvolgono questo target: la tecnologia (32%), che tocca soprattutto la parte dei Linker Boys, la moda (11%), più importante per gli Expo Teens, l’impegno per l’ambiente (28%) e la partecipazione alla vita sociale (29%).</p></div>
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